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La Mostra
Cosa dire di Massimo Tranchina, eclettico, conformista, dicotomico? No; dirò semplicemente sognatore, un sognatore che trasporta il suo mondo interiore su tela, su carta intingendo il suo pennello nell’onirico, in quel mondo che di giorno sembra perso, svanito e che torna la notte inconsapevolmente a bussare alla porta dell’inconscio. I volti dei suoi dipinti sono duri, spigolosi come se per varcare la soglia del silenzio notturno le rughe avessero bisogno di diventare più marcate e gli occhi di diventare più attenti e qualche volta, ma solo qualche volta al femminile si concede una spruzzata di piume oppure semplicemente una rosa. I visi di tanto in tanto lasciano spazio alle mani che tessono reti, mani di parca, mani di carezze, mani di pescatore abituato a domare il mare. Straordinariamente può darsi che i volti possano incontrarsi in un bacio che essendo il primo potrebbe essere disperatamente anche l’ultimo e allora, sporto sull’abisso della solitudine il volto subisce una metamorfosi si trasforma in un tronco contorto avvolto su se stesso come in un vortice di valzer e dove sulla sua corteccia si possono trovare immagini irreali di gnomi lignificati. Ma nel fondale scenico del sogno trova sempre spazio come in un riscatto uno scintillio di mare o di sole irrealmente trasparente. E questa trasparenza continua nei vari paesaggi concessi in appalto alla nebbia, dove luce e controluce giocano a rimpiattino come fanciulli che si divertono ogni volta a riscoprire il mondo, quel mondo che ci regala ogni giorno il miracolo silenzioso delle stagioni, delle albe e dei tramonti. Il sogno si sa non ha bisogno di coerenza territoriale e il Canada e le Langhe possono coesistere comproprietari di acque e di nuvole. Ma come fanciulli alla scoperta di un mondo antico e nuovo, sempre uguale e sempre diverso, ci ritroviamo immersi di colpo nel liquido amniotico del mare, che corre, palpita, rimbalza, amante del vento e della lontananza; cavalcata fantasmagorica di milioni di gocce alla ricerca del nulla. Niente di più affascinante e primordiale del mare, la Pangea che ci ha creati che ci alleva che ci affratella nella curvatura estrema dell’orizzonte. Il mare canta, il mare culla, il mare urla. E fuori da questo insieme di azzurro, sulla terra, non molto lontano, in agguato creature misteriose e fiabesche ci affiancano, ci osservano si mimetizzano perché osservare, dipingere e amare è il senso irrisolto e stupendo della vita.

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27.07 | 07:56

Super mamma l'unica cosa che non inganna è l'amore di una madre verso i propri figli ciao

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10.01 | 17:31
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